Probabilità – Lez012 (teoria ed esempi semplici)

By l1nvx

Si introduce, adesso, il concetto di variabile casuale partendo dal caso più semplice ad una dimensione.

Dato lo Spazio Probabilistico \left [\Omega, P\left (\Omega\right ), P\left (.\right )\right ] dove \Omega è lo spazio campionario dell’esperimento casuale osservato, P\left (\Omega\right ) lo spazio degli eventi su cui è definita l’algebra degli eventi generata da \Omega e P\left (.\right ) la probabilità definita sugli elementi dello spazio degli eventi:

Variabile Casuale (Aleatoria o Stocastica) ad una dimensione (Univariata o Unidimensionale o Semplice): è la funzione X che ad ogni punto \omega dello spazio campionario \Omega, associa uno ed un solo numero reale X\left (\omega\right ) tale che sia vera la condizione A_X \in P\left (\Omega\right ) (cioé, A_X è un evento).

Variabile Casuale Semplice

Variabile Casuale Semplice

In particolare, A_X è l’ evento costituito dagli elementi di \Omega, tali che il corrispondente valore assunto dalla funzione in quei punti, sia minore uguale del reale x.

Traducendo quanto detto in simboli:

X:\Omega \to R:\omega \to \exists! X\left (\omega\right )

e tale che sia vera la seguente condizione:

P\left (\Omega\right ) \ni A_X := \left \{\omega \in \Omega: X\left (\omega\right ) \le x \in R\right \}

Dalla definizione si deduce che la variabile casuale consente di raggiungere due obbiettivi fondamentali:

  • trasformare i punti campionari in numeri reali – è molto più semplice lavorare con i reali piuttosto che con i punti campionari, sopratutto se si pensa al fatto che la loro natura cambia da un esperimento casuale ad un’altro.
  • trasferire la probabilità definita sugli eventi nei sottoinsiemi dei reali – questo obbiettivo viene conseguito imponendo la condizione A_X \in P\left (\Omega\right ) (cioè, A_X è un evento). Segue che, A_X è l’ evento costituito dai punti campionari di \Omega tale che il valore assunto dalla funzione su di essi sia minore o uguale al reale x; ma dire che X\left (\omega\right ) \le x e dire che i valori assunti dalla funzione nei punti dello spazio appartengono tutti all’intervallo aperto a sinistra \left (-\infty, x\right ] (che è, appunto, un sottoinsieme dei reali) non cambia la sostanza delle cose :) .

Esempio n°1: si consideri l’esperimento casuale lancio di una moneta bilanciata con spazio campionario \Omega costituito dai seguenti punti campionari: C e T (rispettivamente Croce e Testa). In simboli:

\Omega := \left \{ C, T \right \}

Si può assumere come variabile casuale semplice, la funzione X da \Omega in R, che a ciascun punto dello spazio campionario \left (C\;\mbox{e}\;T\right ) associa un ed un solo numero reale, ad esempio a C, 0 ed a T, 1; in simboli:

\left \{\begin{matrix} X\left (C\right ) = 0\\X\left (T\right ) = 1\end{matrix}\right.

dove il dominio della funzione X è dato dai punti dello spazio campionario \Omega, mentre il supporto (o rango) della funzione, cioè l’insieme dei valori assunti dalla variabile casuale semplice, è dato da 1\;\mbox{e}\;0; in simboli:

Dom\left (X\right ) := \Omega := \left \{C, T\right \}

S_X := \left \{0, 1\right \}

Esempio n°2: si consideri l’esperimento casuale lancio contemporaneo di due monete bilanciate con spazio campionario complessivo pari ad \Omega^2 (cioè, il prodotto cartesiano tra gli spazi dei singoli lanci); in simboli:

\Omega^2 = \Omega \times \Omega := \left \{\left (C,C\right ),\left (C,T\right ),\left (T,C\right ),\left (T,T\right )\right \}

Si può assumere come variabile casuale semplice la funzione X dallo spazio campionario in R, che a ciascun punto campionario dello spazio (le coppie ordinate CC, CT, TC\;\mbox{e}\;TT) associa il numero di teste risultante. In simboli:

X: \Omega^2 \to R:

X\left (C,C\right ) = 0

X\left [\left (C,T\right ), \left (T,C\right )\right ] = 1

X\left (T,T\right ) = 2

S_X := \left \{0, 1, 2\right \}

dove il dominio della funzione X è dato dai punti dello spazio campionario \Omega, mentre il supporto (o rango) della funzione, cioè l’insieme dei valori assunti dalla variabile casuale semplice, è dato da 2, 1\;\mbox{e}\;0; in simboli:

Dom\left (X\right ) := \Omega^2 := \left \{\left (C,C\right ),\left (C,T\right ),\left (T,C\right ),\left (T,T\right )\right \}

Esempio n°3: si consideri l’esperimento casuale lancio di un dado non truccato con spazio campionario \Omega costituito dalle facce del dado contrassegnate dai numeri da 1 a 6; in simboli:

\Omega := \left \{1, 2, 3, 4, 5, 6\right \}

N.B.: si sono indicati i punti campionari con i numeri da 1 a 6, vista la difficoltà di riprodurre le facce contrassegnate con i puntini.

Si può assumere come variabile casuale semplice, la funzione X da \Omega in R che a ciascun punto dello spazio (le facce del dado) associa i numeri che le contraddinstinguono; in simboli:

X\left (i\right ) = i

con i = 1, 2, 3, 4, 5, 6 e dove il dominio della funzione X è dato dai punti dello spazio campionario \Omega, mentre il supporto (o rango) della funzione, cioè l’insieme dei valori assunti dalla variabile casuale semplice, è dato da 1, 2, 3, 4, 5\;\mbox{e}\;6; in simboli:

S_X := \left \{1, 2, 3, 4, 5, 6\right \}

Dom\left (X\right ) := \Omega := \left \{\mbox{le facce del dado}\right \}

In parole povere, alla faccia contrassegnata da 1 associa il reale 1, alla faccia contrassegnata con il 2 associa il reale 2, etc.



Dalle considerazioni e dagli esempi esposti finora, appare evidente il fatto che, qualora si voglia identificare una variabile casuale è necessario determinare due cose:

  1. l’insieme dei valori che la variabile casuale può assumere
  2. il modo in cui la probabilità si distribuisce su questi valori

Per quanto riguarda il primo punto, i valori che la variabile casuale semplice può assumere, cambiano da caso a caso. In generale è comunque possibile classificare le variabili aleatorie unidimensionali in due tipi:

  • Discrete – se il rango (o il supporto) della funzione è un insieme con cardinalità finita o infinita numerabile, cioè, se l’insieme dei valori che la variabile casuale semplice può assumere è un insieme costituito da un numero finito o infinito numerabile di numeri reali
  • Continue – se il rango (o il supporto) della funzione è un insieme con cardinalità infinita non numerabile, cioè, se l’insieme dei valori che la variabile casuale semplice può assumere è un insieme costituito da un numero infinito non numerabile di numeri reali

Per quanto concerne il secondo punto, invece, è possibile determinare il modo in cui la probabilità si distribuisce sui valori che la variabile casuale può assumere, in tre diversi modi:

  • la funzione di distribuzione (o di ripartizione o delle probabilità cumulate) – definita sia per le variabili casuali discrete che per le continue
  • la funzione di massa (di probabilità) – definita solo per le variabili casuali discrete
  • la funzione di densità (di probabilità) – definita solo per le variabili casuali continue

Lo studio di queste funzioni verrà fatto nelle lezioni successive…

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2 Risposte a “Probabilità – Lez012 (teoria ed esempi semplici)”

  1. l1nvx Dice:

    Dato che ho un po’ di tempo libero, aggiorno il blog con questo “nuovo” post. L’esame ormai è bello che dato, ma visto che manca la parte sulle v.c. discrete e continue, provo ad esaurire l’argomento prima di passare ad un’altra materia.

  2. p4cm4n Dice:

    …aggiornate tutte le formule in LaTeX.

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