Si introduce, adesso, il concetto di variabile casuale partendo dal caso più semplice ad una dimensione.
Dato lo Spazio Probabilistico dove
è lo spazio campionario dell’esperimento casuale osservato,
lo spazio degli eventi su cui è definita l’algebra degli eventi generata da
e
la probabilità definita sugli elementi dello spazio degli eventi:
Variabile Casuale (Aleatoria o Stocastica) ad una dimensione (Univariata o Unidimensionale o Semplice): è la funzione
che ad ogni punto
dello spazio campionario
, associa uno ed un solo numero reale
tale che sia vera la condizione
(cioé,
è un evento).
In particolare,
è l’ evento costituito dagli elementi di
, tali che il corrispondente valore assunto dalla funzione in quei punti, sia minore uguale del reale
.
Traducendo quanto detto in simboli:
![]()
e tale che sia vera la seguente condizione:
Dalla definizione si deduce che la variabile casuale consente di raggiungere due obbiettivi fondamentali:
- trasformare i punti campionari in numeri reali – è molto più semplice lavorare con i reali piuttosto che con i punti campionari, sopratutto se si pensa al fatto che la loro natura cambia da un esperimento casuale ad un’altro.
- trasferire la probabilità definita sugli eventi nei sottoinsiemi dei reali – questo obbiettivo viene conseguito imponendo la condizione
(cioè,
è un evento). Segue che,
è l’ evento costituito dai punti campionari di
tale che il valore assunto dalla funzione su di essi sia minore o uguale al reale
; ma dire che
e dire che i valori assunti dalla funzione nei punti dello spazio appartengono tutti all’intervallo aperto a sinistra
(che è, appunto, un sottoinsieme dei reali) non cambia la sostanza delle cose
.
Esempio n°1: si consideri l’esperimento casuale lancio di una moneta bilanciata con spazio campionario costituito dai seguenti punti campionari:
e
(rispettivamente Croce e Testa). In simboli:
Si può assumere come variabile casuale semplice, la funzione da
in
, che a ciascun punto dello spazio campionario
associa un ed un solo numero reale, ad esempio a
ed a
; in simboli:
dove il dominio della funzione è dato dai punti dello spazio campionario
, mentre il supporto (o rango) della funzione, cioè l’insieme dei valori assunti dalla variabile casuale semplice, è dato da
; in simboli:
Esempio n°2: si consideri l’esperimento casuale lancio contemporaneo di due monete bilanciate con spazio campionario complessivo pari ad (cioè, il prodotto cartesiano tra gli spazi dei singoli lanci); in simboli:
Si può assumere come variabile casuale semplice la funzione dallo spazio campionario in
, che a ciascun punto campionario dello spazio (le coppie ordinate
) associa il numero di teste risultante. In simboli:
dove il dominio della funzione è dato dai punti dello spazio campionario
, mentre il supporto (o rango) della funzione, cioè l’insieme dei valori assunti dalla variabile casuale semplice, è dato da
; in simboli:
Esempio n°3: si consideri l’esperimento casuale lancio di un dado non truccato con spazio campionario costituito dalle facce del dado contrassegnate dai numeri da
a
; in simboli:
N.B.: si sono indicati i punti campionari con i numeri da a
, vista la difficoltà di riprodurre le facce contrassegnate con i puntini.
Si può assumere come variabile casuale semplice, la funzione da
in
che a ciascun punto dello spazio (le facce del dado) associa i numeri che le contraddinstinguono; in simboli:
con e dove il dominio della funzione
è dato dai punti dello spazio campionario
, mentre il supporto (o rango) della funzione, cioè l’insieme dei valori assunti dalla variabile casuale semplice, è dato da
; in simboli:
In parole povere, alla faccia contrassegnata da associa il reale
, alla faccia contrassegnata con il
associa il reale
, etc.
Dalle considerazioni e dagli esempi esposti finora, appare evidente il fatto che, qualora si voglia identificare una variabile casuale è necessario determinare due cose:
- l’insieme dei valori che la variabile casuale può assumere
- il modo in cui la probabilità si distribuisce su questi valori
Per quanto riguarda il primo punto, i valori che la variabile casuale semplice può assumere, cambiano da caso a caso. In generale è comunque possibile classificare le variabili aleatorie unidimensionali in due tipi:
- Discrete – se il rango (o il supporto) della funzione è un insieme con cardinalità finita o infinita numerabile, cioè, se l’insieme dei valori che la variabile casuale semplice può assumere è un insieme costituito da un numero finito o infinito numerabile di numeri reali
- Continue – se il rango (o il supporto) della funzione è un insieme con cardinalità infinita non numerabile, cioè, se l’insieme dei valori che la variabile casuale semplice può assumere è un insieme costituito da un numero infinito non numerabile di numeri reali
Per quanto concerne il secondo punto, invece, è possibile determinare il modo in cui la probabilità si distribuisce sui valori che la variabile casuale può assumere, in tre diversi modi:
- la funzione di distribuzione (o di ripartizione o delle probabilità cumulate) – definita sia per le variabili casuali discrete che per le continue
- la funzione di massa (di probabilità) – definita solo per le variabili casuali discrete
- la funzione di densità (di probabilità) – definita solo per le variabili casuali continue
Lo studio di queste funzioni verrà fatto nelle lezioni successive…
Tag: Variabile Casuale Continua, Variabile Casuale Discreta, Variabile Casuale Semplice

Febbraio 23, 2009 alle 17:55 |
Dato che ho un po’ di tempo libero, aggiorno il blog con questo “nuovo” post. L’esame ormai è bello che dato, ma visto che manca la parte sulle v.c. discrete e continue, provo ad esaurire l’argomento prima di passare ad un’altra materia.
Luglio 5, 2009 alle 11:20 |
…aggiornate tutte le formule in LaTeX.